[live report] Pagliaccio e i campanelli. Come ritornare bambini con un paio di occhiali.

Pagliaccio

All’Agorà ieri davano Pagliaccio. Nome esilarante, nome dello stupore. Chi va a sentire Pagliaccio per la prima volta non può non sorridere con occhi da bambino. Avevo bisogno di un ritorno all’infanzia e sono andata a vederli: il loro è uno dei generi musicali per cui l’attitudine e la presenza attoriale trascendono i suoni – per niente e grezzi e per niente scontati. Si presentano con occhiali da nerd e papillon al collo, come fossero strizzacervelli ubriachi, ma dalla statura possente. Tre pezzi d’uomo che con forza statuaria posseggono e dominano il palco e i loro strumenti.

Non pensate che, con quell’aria irrisoria e dal divertissement circense, Pagliaccio #1, Pagliaccio #2 e Pagliaccio #4 (la storia di Pagliaccio #3 ve la spiegheremo in altra sede) vivano nel mondo delle caramelle. Sul palco non sono cantautori alla Pierrot, sono il risvolto felice di un’esistenza in cui “io non vado bene”. La differenza è di stile e l’hanno capito da un po’. Per questo il loro live è una provocazione continua a prenderli sul serio: ti mettono in mano campanelli di biciclette per suonare assieme a loro, ti fanno urlare “macchissenefrega” a fine concerto, ma i loro testi parlano di una vita tutt’altro che divertente. Un urlo a chiudere gli occhi di fronte alla vita, e un invito a indossare un paio di occhiali perché “senza occhiali sarei come tutti gli altri e non vorrei”. “Senza occhiali non ti riconoscerei per come sei”.

Ondeggiano tra note morbide e basi ricche di densità, tra il sì e il no alla vita, spiazzandoti di volta in volta: giocano, ridono, scherzano, ballano, anche! Prendendoti la faccia ruotandotela dall’altra parte. La vita è un gioco ma la verità sta dietro di te; “Senti è finito ormai il momento di giocare / vieni a tavola che è pronto da mangiare”.

L’avevo detto, io, che sarebbe stato un concerto per ritornare all’infanzia imperfettiva, dove con una carezza il papà ti riporta al mondo reale. Un concerto per crescere, sorseggiando una birra che per mezz’oretta o poco più prende tutto il sapore della coca cola. Giocherelloni, irresponsabili, inconsapevoli, fannulloni, ma con la capacità che hanno i peperoni (volevo una rima, capirete perché) di non farti divorare dalla vita. Un po’ come uno psicologo.

Vi ho detto tutto, e non vi ho detto nulla. Vi basti sapere in più che hanno gli occhi lucidi per l’amore alla musica. Non stonano e hanno prodotto un disco “cantautoritario” che ora non vi sto a raccontare. Seguiteci, vi consiglieremo tanti altri appuntamenti per vivere la vita a modo loro. E una dritta su come ascoltare il loro nuovo album “Ero Ironico”. È una promessa.

∆ A cura di Marta Donati

Se il post ti è piaciuto, condividilo sui social network! Se hai qualcosa da dire lascia un commento e, se ti va, abbonati ai nostri feed RSS per essere sempre informato su Milanoize.

Articoli e consigli che potrebbero interessarti:



More in Articoli, Musica
eni t card
Mostre gratis per un anno in Triennale con Eni

Se come me amate fare un salto ogni tanto in Triennale per passare una buona oretta (anche di più, in...

Close